oui the north

Marco Vincenzi e Marco Patrimonio

Oui the North, Make an “O” with the a** of the glass

Oui the North

Lo stavamo aspettando, finalmente il nuovo progetto Oui the North di Marco Patrimonio e Marco Vincenzi ha portato un nuovo cd.

 “Make an “O” with the a** of the glass” è disponibile

Un lavoro, una terapia fatta di esposizione di sentimenti, emozioni e sensazioni.

Un mix di ricordi che si uniscono e coinvolgono l’ascoltatore. Sarà come entrare in un vortice di bellezza, dal quale ne uscirete sicuramente diversi. 

Una delle cose che più amo del mio lavoro è quella di raccontare l’altro. Il mio motto, da sempre, è: “Informare è un dovere. Raccontare è un onore”. Credo che avere la possibilità di essere la penna che racconta, sia un vero onore. In primo luogo perché l’emozione è più grande, ti travolge in maniera più intensa; poi perché è bello poter fare qualcosa per gli altri, in questo caso dar loro un po’ di luce.   

La prima intervista, a mia firma, a questi due musicisti è stata pubblicata su un settimanale locale (Gardaweek). Era stato, ricordo, un lavoro intenso. Avevo lavorato molto sulle parole di Patri e Vince. Su quello che loro, di persona o telefonicamente, avevano cercato di trasmettermi. Mi aveva colpito molto la loro emotività, la sensibilità a certe situazioni e come la musica li tenga “in vita” oggi. Alla costante che si affaccia nella vita di tutti gli emotivi, l’arte li accompagna in questo viaggio. 

“Ci sono stati momenti della vita dove il percorso musicale sembra essere più lontano, ma la musica non può essere lasciata; per noi è stata la nostra vita per tanto tempo” mi aveva detto Patri, riportando un messaggio di incoraggiamento di un altro artista locale. Una frase detta durante un momento di “pausa” dalla musica e che ha portato Patri a volerci credere ancora. Forte di passione e di emozioni vissute negli ultimi anni, Patri ha così deciso di contattare Vince, quello che lui definisce “la persona nella musica che preferisco di più” e di provarci, ancora una volta. 

Gli addi degli amici che scelgono di crescere in un’altra nazione, quella sensazione di libertà che ha provato la sorella di Patri, Anna, quando si allontanava dalle coste italiane. La stessa che hanno provato i tanti amici che hanno scelto di andare, unita al dolore di chi è mancato giovane. Molti cambiamenti che spesso fanno più male di quanto possa sembrare. Le perdite
premature, il paese che muta e al centro sempre loro che lo hanno vissuto sulla loro pelle, ma con empatia, così tanta da restituire un lavoro che irrompe nel quotidiano, ammaliando anche chi, Patri e Vince, non li conosce.

“Il disco è una sorta di reazione, mi sono sentito perso senza la musica – ha raccontato Patri sull’intervista a Gardaweek –. Siccome sono davanti a un papà che per me e mia sorella è un grande esempio, l’essere diventato padre mia ha dato la spinta. Il fatto che mia figlia non avrebbe mai potuto vedermi sul palco a suonare mi ha fatto una malinconia incredibile e così ho chiesto a Vince se avesse già impegni importanti, perché lui è la persona nella musica che preferisco di più. Gli ho detto che avevo bisogno di questo e il disco è stata la mia terapia. Ci vedevamo una, massimo due volte a settimana: lavoravamo con i brani in maniera appassionata, cercando di portare a casa un pezzo per volta. Avevo bisogno di potermi aprire, davanti a lui non ho paura di sbagliare, non mi sento giudicato”.

Oui the North

Ecco perché Patri ogni giovedì prendeva i suoi strumenti, li caricava in auto e andava da Vince. Ne ha macinati di chilometri per il progetto Oui the North. L’esempio lampante di chi non guarda alle distanze e alle difficoltà se l’obiettivo da raggiungere è veramente importante. L’obiettivo era quello di tirare fuori tutto quello che aveva conservato dentro di sé negli ultimi anni. Un po’ quella “quiete dopo la tempesta” della gioventù e di quello che anni “più maturi” hanno portato. 

Il titolo scelto per il disco del progetto Oui the North è un detto locale che sottolinea l’incapacità di una persona di realizzare qualcosa. Una scelta che chiude quest cerchio, perché la vita ci porta la consapevolezza che, poi, alla fine, tutti saranno in grado di disegnare quella “O” con il bicchiere.

È però importante sottolineare che questo progetto musicale, Oui the North, è solo l’ultimo lavoro in cui hanno creduto Patri e Vince. Loro che hanno sognato, suonato e vissuto insieme la grande emozione del palcoscenico per diversi anni. Il primo incontro fu al saggio di chitarra di Vince all’accademia di musica moderna di Peschiera del Garda negli anni Novanta.

Un incontro fortunato perché quello che è arrivato negli anni al loro pubblico, è stato qualcosa di sbalorditivo. Insieme nella band “Le Pistole alla Tempia”, hanno solidificato il loro rapporto. Sono stati due chitarristi, la coscienza creativa degli arrangiamenti, tra il 2013 e il 2014 suonavano in media 50 concerti all’anno.  Da questo feeling è nata anche un’etichetta indipendente, la “Lactobacillus Records”. Un progetto fuori dai canoni delle etichette convenzionali e che si è occupata anche di band che hanno alla base un percorso creativo. Inoltre, Vince è stato anche autore per Luca Carboni.  

Essere partner nella musica, esserlo nell’arte in generale, ha un significato molto profondo. Significa aver guardato dentro l’altro e di aver trovato un luogo sicuro in cui potersi rifugiare durante le burrasche della vita. Questo, almeno, è l’unico modo in cui riesco a descrivere ciò che Vince e Patri hanno raccontato. Dall’essere amici, fino a sentirsi fratelli e in simbiosi, è qualcosa di intenso, di potente e di raro. A loro, un ringraziamento speciale per aver regalato al mondo un dono così prezioso come un cd pieno di vita.

 

“Make an O with the Ass of the Glass”

Lactobacillus Records

Oui! The North è un progetto musicale dedicato ai grandi spazi, al guardarsi indietro e al potere della malinconia, a cavallo fra ambient, new wave e post rock. Patri e Vince è un duo che ha scelto di lavorare allo scheletro di questi 10 brani in poche ore. Il tentativo è stato quello d’incanalare quanta più potenza creativa e istintualità, scambiandosi il tipo di strumenti abitualmente suonati. Patri ha suonato chitarre, basso e koto, mentre Vince sì è dedicato a piano, synth e fiati.

Il lavoro su parte ritmica, arrangiamenti, produzione, mix e testi (fatta eccezione per il testo di “Fall River”, opera di Gianmarco Mercati) sono frutto di un lavoro comune. I pezzi sono poi stati registrati tra la primavera del 2018 e l’inizio del 2019. A produzione finita sono stati coinvolti una serie di artisti e amici, affidandogli momenti che sembravano naturalmente creati per una loro interpretazione o rilettura.

I riferimenti musicali sono qui tra i più vari e spaziano da atmosfere alla Lali Puna (“A kind of aggresion”) ad altre alla PGR (“Fall River”). Da appigli Aucan (“The moon of Tangeri”) a passaggi influenzati da Explosion In The Sky e Mogwai (“As sincere as never before”), Troviamo anche chitarre di morriconiana memoria e beat quasi hip hop (“Sermon”). In molti momenti cogliamo l’ampio retaggio di ascolti più lontani nel tempo, tra new wave e pop elettronico anni ’80.

Il tema della memoria, incarnata spesso in figure femminili di donne amiche, sorelle, amate e perdute, e quello dei viaggi e delle terre lontane. Sono i due cardini intorno a cui si strutturano molti dei brani, in cui troviamo il contributo di vari musicisti e amici spesso alla voce, in alcuni casi agli strumenti, o alla scrittura. È questo il caso dell’ultima traccia in cui Mercati degli Ultimo Attuale Corpo Sonoro rielabora e recita un testo di John Cheever. Un vero viaggio al di fuori dei paletti dettati dai generi musicali e dalla necessità di seguire percorsi lineari. Confessione di due musicisti inquieti che in questo progetto hanno scelto di seguire l’istinto e il puro piacere creativo. Per loro l’unica via per crescere era provare ad essere qualcosa di diverso, per essere qualcosa di più intenso.

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